Mucho mas, ma anche meno.

Modelle, balletti, slogan e bella vita, un concentrato di stereotipi dell’uomo di mezza età che ostenta ricchezza. Sarebbe invidiabile e lo è, anzi invidiatissimo, a tal punto che la proposizione del suo lifestyle, del suo modo di vivere, risulta ricercato, emulato, ambito.

Un modello che non ammette compromessi, che mette in cima alle priorità la forma, non la sostanza, il contenitore, non il contenuto. Un modello disastroso, figlio di una società parassita che eredità patrimonio, industrie e attività da una generazione di lavoratori, che ha guidato l’Italia attraverso il boom economico e oggi sta a guardare acquisizione estere, incompetenze interne, e produce bambolotti fisicati, tatuati e oleati, buoni a fare opinionisti, influencer e tronisti. Gli stessi soggetti pronti a puntare il dito verso chi percepisce il reddito di cittadinanza, come se a suo modo, non percepissero anche essi un assegno di mantenimento, con l’aggravante di non essere poveri, ma semplicemente miserabili.

Su Amazon Prime è uscita la serie biografica di Vacchi, una serie che omette scientemente il profilo parassitario e fallimentare di un uomo tanto fortunato quanto incapace. Esalta il successo, nel caso specifico nessuno, privo di sacrifici, non certo i suoi, ma della sua famiglia di industriali, che guida Confindustria Bologna, e gestisce un’impresa gioiello la IMA , leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè e caffè.

Gianluca Vacchi, solo per essere nato da questi capaci industriali bolognesi, è un azionista dell’impresa di famiglia “senza alcun incarico operativo”, come si appresta a ripetere il cugino Alberto che guida la società di famiglia, per rimarcare la distanza tra il ballerino improvvisato e la dinastia.

Vacchi, quello non riuscito, ha aperto società tipo scatole cinesi, e l’una dentro l’altra, conservano solo fallimenti che lo hanno portato a non onorare un debito contratto con la Banca Popolare di Milano. Da qui il pignoramento di beni per 10 milioni per prestiti non restituiti. Una follia dentro la follia, visto che sul piano finanziario Vacchi vanta azioni di famiglia per circa 200 milioni di euro, a tal punto che molti commentatori lo hanno soprannominato il ricco senza liquidità.

Insomma, uno di quelli che hanno fatto esplodere i crediti malati nei bilanci bancari, travolgendo i piccoli correntisti.

A fare il paio con le sue manifeste incapacità aziendali, manageriali e professionali, c’è l’atteggiamento smargiasso tipico di chi il successo lo vive sul sacrificio degli altri. A questo atteggiamento si aggiunge la denuncia della colf filippina, che avrebbe subito minacce verbali e trattamenti poco “vip”.

Siamo abituati a dare visibilità a personaggi discutibili, ma siamo arrivati al “mucho mas”, ed è ora di dire, ma anche meno.

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