LA GUERRA, IL SUO RACCONTO E L’IMPORTANZA DELLE PAROLE

Genocidio : metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui e l’annullamento dei valori e dei documenti culturali.

Crimine di guerra : violazione del diritto bellico e di trattati internazionali.

Shoa : termine ebraico («tempesta devastante») col quale si indica lo sterminio del popolo ebraico durante il secondo conflitto mondiale.

Partiamo da qui, dalle parole, dall’importanza di collocare i giusti termini negli opportuni contesti. Alla ricerca di sensazionalismo, di spingere l’opinione pubblica a prendere posizione, si rischia di utilizzare l’iperbole, come strumento di comunicazione retorica, mancando poi di profondità, di analisi puntuali e circostanziate.

Al netto delle fake news (vere o presunte), il sensazionalismo deve comunque lasciare spazio ad informazione seria e accurata. E’ comprensibile che il Presidente ucraino Zelensky utilizzi il termie “genocidio” evocando il Tribunale di Norimberga. E’ altrettanto necessario, che media e istituzioni, sappiano cogliere analogie e differenze, senza demandare ai social l’impatto di tali parole.

Le stesse parole, le dovrebbero misurare tutti quelli che sventolano la bandiera della diplomazia, che umiliano con i termini come “macellaio” o che preferiscono le “bestie” perché meno aggressive di Putin. Le parole sono armi, e fino a quando non lo capiremo, non saremo in grado di elevarci ad uno stato meno degradante della nostra dialettica.

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